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Musicoterapia: cos’è e come agisce?

Perché la musicoterapia basata sull’improvvisazione musicale può essere molto efficace con i bambini autistici, che non utilizzano il linguaggio verbale e che sono apparentemente così chiusi in se stessi e poco comunicativi? In che modo avviene il cambiamento?

Ce lo spiega il prof. Ferdinando Suvini, presidente dell’Associazione Italiana Professionisti della Musicoterapia, il quale ha preso parte al progetto TIME-A curando i casi arruolati presso l’IRCCS Fondazione Stella Maris.

• La musicoterapia è basata sulla relazione e utilizza il suono e la musica per dialogare con i pazienti. I fondamenti teorici della musicoterapia sono basati sulla relazione madre-bambino o Infant Research la cui letteratura come sappiamo utilizza un vocabolario ricchissimo di riferimenti al linguaggio musicale: forma, ripetizione, ritmo, intensità, sintonizzazione, sincronizzazione, armonizzazione e molti altri termini ancora.
• La musicoterapia è basata sull’improvvisazione clinica, nella quale ci si propone di regolare gli stati affettivi ed emotivi per aiutare il paziente a ritrovare una modalità di espressione e di comunicazione. Al musicoterapeuta viene chiesto di interagire con i pazienti per contattarne gli stati interni e il vissuto emotivo rappresentati attraverso suoni, ritmi, melodie e timbri. Gli elementi costitutivi della musica riescono spesso ad attivare un contatto con situazioni anche molto deprivate o frammentate o di forte isolamento.
• Gli strumenti utilizzati, volutamente elementari e semplici da utilizzare, rappresentano l’identità del paziente, il ritmo si associa alla strutturazione dell’esperienza, l’intensità è connessa con l’energia vitale, la melodia e l’armonia sono collegate all’espressione di sentimenti ed emozioni. Questi mezzi possono consentire di incontrare le potenzialità del paziente e trasformarle in capacità, risorse e competenze di relazione e di comunicazione.
• La musicoterapia presuppone la presenza di un esperto che propone l’esperienza più adeguata alle singole situazioni. Il fattore terapeutico che determina il cambiamento è la qualità della relazione che si instaura fra terapeuta e paziente, che trova spazio per essere ascoltato, coinvolto e quindi motivato ad interagire.
• La musicoterapia si sta proponendo con successo in molti ambiti clinici, dagli anziani alla psichiatria, dall’oncologia alle cure palliative. Nelle scuole italiane è utilizzata moltissimo anche per la riabilitazione e l’inserimento di bambini e ragazzini con disturbi dell’apprendimento o con autismo. La musicoterapia può far ritrovare un linguaggio espressivo a chi lo ha perso perché soffre di una patologia neurodegenerativa: le esperienze su pazienti con demenza di varia natura sono molto ampie e non solo nel nostro Paese.
• La musicoterapia è diffusa in diversi paesi europei, dove in molte Università esistono specifici corsi di Laurea Breve, Laurea Specialistica e Dottorati di Ricerca. In alcuni Paesi è già riconosciuta come professione, un processo che anche nel nostro Paese sta proseguendo grazie ai risultati clinici ottenuti.

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