Quali nuove direzioni sta prendendo la ricerca sull’autismo? Dal congresso mondiale INSAR 2026 andato in scena a Praga emergono indicazioni importanti su diagnosi precoce, qualità della vita e interventi personalizzati, in una ricerca sempre più orientata a migliorare concretamente i percorsi delle persone.
Il resoconto di una partecipazione che ha visto protagonista anche Villa Santa Maria.
Per anni la ricerca sull’autismo ha inseguito soprattutto la risposta alla domanda di quali fossero le origini del disturbo: genetica, ambiente, interazione tra fattori biologici e contesto. Uno sforzo che ha prodotto progressi importanti, ma che oggi sembra lasciare spazio a un’impostazione diversa, che punta l’attenzione su tutto ciò che può migliorare concretamente i percorsi delle persone.
Questo, almeno, è quanto emerso dalla venticinquesima edizione del congresso annuale della International Society for Autism Research (INSAR), il principale appuntamento mondiale dedicato ai disturbi dello spettro autistico. Nel corso dell’evento, che ha richiamato a Praga dal 22 al 25 aprile quasi 3 mila ricercatori e specialisti provenienti da un’ottantina di Paesi diversi, il cambio di paradigma è apparso evidente.
Il focus del confronto, cui hanno preso parte anche una novantina di ricercatori italiani, si è progressivamente spostato dalla ricerca delle cause alla comprensione di come affrontare una condizione riconosciuta come profondamente complessa ed eterogenea, mettendo insieme biologia, sviluppo, clinica, diritti ed esperienza vissuta. Più che cercare una spiegazione univoca, l’obiettivo sembra diventato capire come migliorare gli interventi, personalizzare i supporti e incidere sugli esiti di vita.
Questo nuovo orientamento della ricerca ha fatto da sfondo anche ai contributi presentati da Villa Santa Maria a INSAR 2026: dieci lavori scientifici — una presentazione orale e nove poster — che hanno portato a Praga l’esperienza del Centro e raccolto un significativo riscontro.
Momento di particolare rilievo è stata la presentazione orale del professor Enzo Grossi, Direttore Scientifico del Centro, dedicata a uno studio multicentrico che ha suscitato attenzione per il suo potenziale innovativo sul fronte dell’identificazione precoce delle vulnerabilità neuroevolutive. Il lavoro ha aperto alla possibilità di individuare soggetti a rischio fin dalla nascita attraverso l’analisi di una semplice goccia di sangue, delineando — se confermato su casistiche più ampie — prospettive interessanti per strumenti predittivi semplici e non invasivi.
Un contributo che si inserisce pienamente in una delle traiettorie emerse al congresso: anticipare sempre di più la capacità di comprendere e intercettare le esigenze dei pazienti.
Ma l’interesse per i lavori di Villa Santa Maria non si è fermato qui. Grande attenzione hanno suscitato anche i contributi dedicati al Toe Walking, ai modelli di presa in carico fondati sull’evidenza e ai diversi aspetti dell’intervento riabilitativo presentati dal dottor Giulio Valagussa, così come il lavoro sull’ippoterapia, apprezzato per il contributo offerto alla comprensione del ruolo che gli interventi assistiti con animali possono avere nella regolazione emotiva, nella dimensione senso-motoria e nel benessere complessivo.
Temi differenti, ma accomunati dal medesimo approccio: non una ricerca parallela alla cura, ma una ricerca che prende forma dentro la cura.
A confermarlo è anche la composizione stessa della delegazione del Centro, che ha visto accanto a Enzo Grossi e Giulio Valagussa la partecipazione della dottoressa Eleonora Castagna, Responsabile dei terapisti della riabilitazione, e dei terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva Martina Boccotti e Alberto Pozzi. Una presenza multidisciplinare che riflette un modello preciso: affrontare la complessità dell’autismo attraverso il dialogo tra competenze diverse, osservazione clinica e ricerca.
Ed è forse proprio questo uno dei segnali più interessanti emersi da INSAR 2026. Se per anni la sfida principale è stata comprendere sempre meglio l’autismo, oggi l’orizzonte sembra ampliarsi: capire davvero che cosa aiuta le persone a stare meglio.
È un passaggio non secondario, che porta al centro temi come gli esiti di vita, la resilienza, la personalizzazione degli interventi, la qualità della partecipazione.
In questo quadro, il valore degli approcci interdisciplinari e traslazionali appare sempre più centrale: trasformare ciò che si osserva nella pratica in domande di ricerca, e la ricerca in strumenti migliori per la presa in carico.
“La partecipazione a INSAR ha confermato quanto sia oggi decisivo far dialogare osservazione clinica e ricerca scientifica per generare conoscenza utile ai pazienti e alle famiglie”, sottolinea Enzo Grossi. “Questo rafforza una direzione su cui Villa Santa Maria investe da anni: produrre ricerca che nasca dalla pratica clinica e torni a migliorarla”.
È forse questa la lezione più importante emersa da Praga: la ricerca più avanzata non punta soltanto a spiegare l’autismo, ma a migliorare le possibilità di sviluppo, partecipazione e qualità della vita.
