L’attività fisica nei disturbi dello spettro autistico non è più solo un supporto, ma uno strumento con effetti documentati su abilità motorie, socialità, funzioni esecutive e benessere.
Nella gestione delle persone con disturbo dello spettro autistico (ASD), l’attività fisica è stata per lungo tempo considerata un elemento complementare: utile, talvolta raccomandabile, ma raramente concepita come parte integrante dei percorsi di intervento. La letteratura scientifica degli ultimi anni sembra invitare, però, a rivedere questa impostazione. Non perché il movimento possa o debba essere considerato una “nuova terapia”, ma perché stanno emergendo dati sempre più coerenti che indicano come l’esercizio fisico strutturato abbia potenzialità che vanno oltre la sola dimensione motoria, incidendo su più aspetti del funzionamento.
Il dato più solido: il miglioramento delle competenze motorie
Sul piano motorio, le evidenze sono oggi significative. Revisioni sistematiche e meta-analisi mostrano che programmi di esercizio fisico migliorano in modo significativo le abilità motorie di base nei bambini con ASD come coordinazione, equilibrio, controllo posturale, capacità locomotorie e di manipolazione di un oggetto. Questi risultati emergono in modo consistente in studi pubblicati su riviste come Research in Autism Spectrum Disorders e Frontiers in Psychiatry.
Questo dato è rilevante in quanto sappiamo che le competenze motorie non sono fini a se stesse ma costituiscono un prerequisito funzionale per lo sviluppo dell’autonomia, l’accesso al gioco, la partecipazione alle attività scolastiche e sociali.
Quando il movimento intercetta comunicazione e socialità
È interessante notare che, accanto ai miglioramenti motori, una parte crescente della letteratura segnala effetti positivi anche su dimensioni centrali del funzionamento autistico, in particolare sulla comunicazione, sull’interazione sociale e sulla riduzione di comportamenti ripetitivi. Studi pubblicati sul Journal of Autism and Developmental Disorders e su Autism Research indicano che interventi di attività fisica strutturata, soprattutto quando prevedono una dimensione di regole, coordinazione e interazione con i pari, possono favorire una maggiore partecipazione sociale e una riduzione delle stereotipie.
Questi risultati suggeriscono un miglioramento degli esiti funzionali, cioè della capacità della persona di interagire con l’ambiente e con gli altri in modo più efficace.
Funzioni esecutive: segnali promettenti, ma selettivi
Un’area di crescente interesse riguarda l’impatto dell’esercizio fisico sulle funzioni esecutive, ovvero quell’insieme di abilità cognitive che regolano il comportamento, l’autocontrollo e l’adattamento alle richieste del contesto. Revisioni pubblicate su Neuroscience & Biobehavioral Reviews e Current Psychiatry Reports evidenziano dei miglioramenti soprattutto nell’ambito del controllo inibitorio e della flessibilità cognitiva nei bambini e negli adolescenti con ASD.
Si tratta di competenze chiave per la gestione delle transizioni, delle regole e delle situazioni nuove. Al tempo stesso, la letteratura è chiara nel segnalare che gli effetti non sono uniformi su tutte le componenti delle funzioni esecutive: la memoria di lavoro, ad esempio, mostra risultati più variabili. Anche questo contribuisce a una lettura equilibrata: l’esercizio fisico non potenzia indiscriminatamente tutte le funzioni cognitive, ma sembra agire in modo selettivo su alcuni processi di regolazione.
Benessere, sonno e qualità della vita
Oltre agli esiti motori e cognitivi, diversi studi riportano benefici indiretti ma rilevanti sul sonno, sul benessere fisico generale e sulla regolazione emotiva. Revisioni pubblicate su riviste come Sleep Medicine Reviews suggeriscono che programmi di attività fisica regolare siano associati a una migliore qualità del sonno e a una riduzione di stress e disregolazione emotiva, con effetti che si riflettono sul funzionamento diurno.
In questa prospettiva, il movimento va letto anche come fattore che contribuisce al benessere globale, includendo aspetti legati alla percezione del proprio corpo, alla fatica, alla salute fisica e, più in generale, alla qualità della vita—dimensioni che la letteratura sull’autismo ha storicamente faticato a misurare in modo sistematico, ma che risultano centrali nell’esperienza quotidiana delle persone.
Ipotesi neurobiologiche plausibili
La ricerca ha iniziato a esplorare i meccanismi neurobiologici che potrebbero spiegare tali effetti. Articoli di sintesi pubblicati su Frontiers in Neuroscience e Reviews in the Neurosciences suggeriscono che l’esercizio fisico possa avere effetti di modulazione della connettività cerebrale, di riduzione dei processi neuroinfiammatori, favorendo la plasticità sinaptica, oltre a interagire con l’asse microbiota–intestino–cervello.
Tutto questo attraverso l’irisina, una sostanza secreta dai muscoli che raggiunge il cervello passando la barriera emato-encefalica.
Che cosa sappiamo davvero, e che cosa resta aperto
Ciò detto, è importante chiarire che la letteratura disponibile presenta limiti noti: campioni spesso ridotti, eterogeneità degli interventi, scarsa rappresentatività di alcune popolazioni (adulti, persone con disabilità intellettiva associata, profili femminili) e una variabilità considerevole nei protocolli di attività fisica. Tuttavia, il quadro che emerge evidenzia una conoscenza in progressiva costruzione.
Possiamo quindi affermare che iniziano a esserci dati per considerare l’esercizio fisico uno strumento con potenzialità significativamente più ampie della sola dimensione fisica, pur senza attribuirgli uno statuto terapeutico autonomo. La direzione della ricerca suggerisce che il movimento, se progettato e osservato con attenzione, possa assumere un ruolo sempre più rilevante nei modelli di intervento integrati.
Questa nuova impostazione è sempre più adottata nei centri specialistici che si occupano di disturbi dello spettro autistico e anche a Villa Santa Maria, Centro Multiservizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza con sede a Tavernerio (Como). Qui, anche grazie alla presenza stabile di uno staff di 5 istruttori di attività sportive, laureati in scienze motorie e con una formazione specialistica per l’età evolutiva, le attività fisiche – come l’arrampicata, l’acquamotricità, il basket, la danza, il calcio e altre attività strutturate – sono integrate nei percorsi di presa in carico come strumento abilitativo con l’obiettivo di favorire non solo lo sviluppo motorio, ma il funzionamento globale della persona e la qualità della sua partecipazione alla vita quotidiana.
Dr. Giulio Valagussa
Fisioterapista Supervisore
Villa Santa Maria
