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14 novembre 2025
Sostanze tossiche ambientali e cervello: il bisfenolo A sotto accusa per i disturbi del neurosviluppo

L’analisi di 32 studi internazionali, condotti su oltre 15.000 bambini sotto i 12 anni, mostra un legame solido tra l’esposizione al BPA e l’aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo come ADHD, autismo, disabilità intellettiva e disturbi della comunicazione.

Una nuova meta-analisi pubblicata sul Journal of Hazardous Materials nel 2025 riaccende l’attenzione sul bisfenolo A (BPA), sostanza chimica largamente utilizzata nella produzione di plastiche e resine.

L’analisi di 32 studi internazionali, condotti su oltre 15.000 bambini sotto i 12 anni, mostra un legame solido tra l’esposizione al BPA e l’aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo come ADHD, autismo, disabilità intellettiva e disturbi della comunicazione.

Gli effetti risultano più marcati nei maschi, probabilmente per l’interferenza del composto con gli ormoni androgeni durante la maturazione cerebrale.

Il BPA è un interferente endocrino: anche a dosi molto basse può alterare i sistemi ormonali, influenzare la trasmissione dopaminergica e gabaergica e compromettere la plasticità sinaptica nelle fasi più delicate dello sviluppo.

Secondo gli autori, l’associazione emerge anche a livelli di esposizione inferiori ai limiti di sicurezza storici. Non a caso, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha ridotto nel 2023 la dose giornaliera tollerabile a 0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo, ben 20.000 volte inferiore al valore precedente.

BPA anche nei ciucci BPA-free”

Il tema è tornato di attualità dopo un’indagine condotta e pubblicata nelle scorse settimane da DTest, l’Associazione dei consumatori della Repubblica Ceca, che ha testato 19 modelli di ciucci destinati ai lattanti sopra i sei mesi.

Il laboratorio dell’associazione ha rilevato, attraverso analisi di saliva artificiale a 37 °C e spettrometria di massa, tracce di bisfenolo A in quattro prodotti, compresi alcuni etichettati come “BPA-free”. Un risultato che conferma quanto la migrazione del composto possa avvenire anche da materiali apparentemente sicuri, e che sottolinea la necessità di controlli più severi e regole comuni a livello europeo per i prodotti destinati alla prima infanzia.

Fattori ambientali e autismo

D’altra parte, che quella dei fattori ambientali e delle sostanze che interferiscono con lo sviluppo cerebrale sia una questione cruciale lo conferma anche una ricerca condotta da Villa Santa Maria, Centro Multiservizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Il centro ha coordinato uno studio caso-controllo, pubblicato sul Journal of Developmental Origins of Health and Disease (Cambridge University Press), che ha coinvolto madri di bambini con disturbi dello spettro autistico (ASD), dei loro fratelli e di controlli a sviluppo tipico.

Sono stati analizzati 27 fattori di rischio prenatali e perinatali, tra cui complicanze ostetriche, infezioni, disturbi metabolici, uso di farmaci in gravidanza e condizioni di stress cronico ed esposizione a sostanze a sostanze tossiche e ambientali come il toluene nelle vernici. Si tratta di una delle prime ricerche italiane ad aver integrato variabili biologiche e ambientali nel modello multifattoriale dell’autismo, ponendo le basi per nuovi approcci di prevenzione precoce e per l’individuazione di biomarcatori predittivi in gravidanza.

Prevenire è possibile

Gli esperti raccomandano una strategia di precauzione intelligente:

  • scegliere contenitori in vetro o acciaio e non riscaldare cibi in plastica;
  • ridurre il contatto con scontrini termici;
  • acquistare prodotti per l’infanzia testati da laboratori indipendenti;
  • promuovere screening neuropsichiatrici precoci per bambini con fattori di rischio perinatali o ambientali.

 

Come conclude la meta-analisi, il cervello in crescita è un bersaglio sensibile alle sostanze ambientali.
Ridurre l’esposizione al bisfenolo A non è allarmismo, ma prevenzione fondata su solide evidenze scientifiche.