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4 luglio 2025
Dipendenza da smartphone: casi più che raddoppiati negli ultimi 4 anni

Negli ultimi quattro anni i casi di dipendenza da smartphone tra bambini e adolescenti sono più che raddoppiati. E, con il progressivo abbassamento dell’età del primo contatto con il cellulare e con i social network, anche i segnali di disagio sono notevolmente aumentati: ansia, depressione e ritiro sociale, ma anche autolesionismo, uso di sostanze, disturbi alimentari e comportamenti violenti (in particolare digitali, come il cyberbullismo).

 

Negli ultimi quattro anni i casi di dipendenza da smartphone tra bambini e adolescenti sono più che raddoppiati. E, con il progressivo abbassamento dell’età del primo contatto con il cellulare e con i social network, anche i segnali di disagio sono notevolmente aumentati: ansia, depressione e ritiro sociale, ma anche autolesionismo, uso di sostanze, disturbi alimentari e comportamenti violenti (in particolare digitali, come il cyberbullismo).

È quanto emerso nel corso della conferenza stampa promossa dall’Intergruppo Parlamentare Prevenzione e Riduzione del Rischio presieduto dall’Onorevole Gian Antonio Girelli, che ha voluto accendere un faro su un problema emergente e in continua crescita. Partendo dai dati del Dipartimento di Salute Mentale Roma 1, dove il numero di pazienti tra i 14 e i 25 anni presi in carico è passato negli ultimi quattro anni da 800 a 1.800, istituzioni, esperti, scuola e famiglie si sono trovati d’accordo sulla necessità di un intervento congiunto.


I segnali di allarme

“Non possiamo dire che lo smartphone sia la causa unica dei disturbi, ma certamente ha un ruolo centrale nel loro aggravarsi”, ha spiegato il dottor Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 1. I segnali sono quelli che genitori e insegnanti hanno iniziato a conoscere fin troppo bene: crisi di pianto o aggressività improvvisa, insonnia, ritiro sociale, difficoltà nella relazione, fino a veri e propri sintomi d’astinenza. Spesso, nel quadro clinico di bambini e adolescenti affetti da disagio, lo smartphone entra come amplificatore di dinamiche disfunzionali preesistenti.


D’altra parte, “il cervello in età evolutiva è particolarmente plastico e vulnerabile”, ha sottolineato la professoressa Michela Gatta, direttrice dell’UOC di Neuropsichiatria Infantile di Padova. “L’uso precoce e prolungato dello smartphone va a stimolare i circuiti della gratificazione, rilasciando dopamina in modo simile a quanto accade con l’abuso di sostanze. Se il dispositivo diventa la principale fonte di piacere e interazione, si altera l’equilibrio dello sviluppo psicoemotivo, con esiti talvolta preoccupanti: ansia, irritabilità, disattenzione, discontrollo emotivo, isolamento sociale, sintomi depressivi”.


I primi mille giorni: una finestra da proteggere

Tra i segnali più preoccupanti emersi negli ultimi anni c’è l’abbassamento drastico dell’età di primo utilizzo: si comincia sempre più spesso prima dei 2 anni. “Durante l’allattamento vediamo genitori che guardano lo schermo invece che il volto del proprio bambino”, ha raccontato Ducci.


Questo spezza uno dei legami fondamentali per lo sviluppo: la sintonizzazione affettiva. E se nei primi anni di vita lo smartphone interrompe lo scambio emotivo, in adolescenza si sostituisce alla relazione. “La connessione digitale ha preso il posto della connessione emotiva”, osserva Ducci, “ma sono due dimensioni profondamente diverse”.


Per questo, la Federazione italiana medici pediatri ha avviato progetti in diverse regioni – come il Bilancio di Salute Digitale in Sardegna e Liguria, o i percorsi di accompagnamento ai genitori nei primi 1.000 giorni in Emilia-Romagna – volti a monitorare abitudini digitali, promuovere attività all’aria aperta e costruire una consapevolezza condivisa tra pediatri, famiglie e ragazzi.


Un patto educativo per la salute digitale

Dal Parlamento arriva la proposta di un Patto nazionale per la salute digitale, promosso dall’Intergruppo Prevenzione e Riduzione del rischio, per coinvolgere scuole, famiglie, esperti e istituzioni. L’obiettivo è offrire strumenti concreti: un decalogo per i genitori, percorsi di educazione digitale, regole condivise. “Lo smartphone non è un nemico” ha sottolineato l’onorevole Girelli, "ma va regolato e compreso. L’assenza di limiti è essa stessa un rischio educativo”.


Anche il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti ha richiamato a un’azione congiunta, che coinvolga le aziende tecnologiche nella progettazione di dispositivi e ambienti digitali più sicuri. Perché la salute mentale dei più giovani non può essere una variabile indipendente.